Silvano Brunelli

Direttore per la ricerca del Centro Studi Podresca,
ricercatore, docente e formatore nei master per l’abilitazione alla docenza. 
Cofondatore di Scienze delle abilità umane, innovazione per la persona e la società, un sistema inedito di ricerca e formazione.

Il ruolo e la forza della motivazione

OMAGGIO ALL’INTENSIVO SULL’ESSERE CONSAPEVOLE 35 ANNI DI RICERCA IN ITALIA

L’Intensivo è governato da due forze: la motivazione e le crisi. Esse sono come due poli di una dinamo che, se messi in movimento, creano una corrente alternata: l’energia della crescita della persona all’interno dell’Intensivo e nella vita. Motivazione e crisi fungono anche da argini che dirigono la crescita. È richiesta infatti una motivazione importante per agire in modo sufficientemente determinato, ordinato e duraturo per attivare una crisi di crescita, ed è altrettanto necessario il superamento di una crisi per crescere nella propria motivazione. L’una senza l’altra non è sufficiente per accendere lo straordinario motore dell’Intensivo. Possiamo immaginare la motivazione come una forza centrifuga che allarga gli orizzonti e spinge la persona a lievitare oltre la sua misura. La motivazione è un contenitore di numerose qualità o abilità positive, come l’ambizione, la curiosità, l’entusiasmo, l’interesse per la conoscenza, la ricerca dell’innovazione.

Possiamo immaginare la crisi come una forza centripeta che contrae la persona e la irrigidisce, fissandola sulle sue posizioni che ritiene sicure e note. Chi entra in crisi è come un guerriero impegnato a difendere i suoi confini: i suoi punti di vista, la sua interpretazione, le sue credenze, le sue ragioni in contrapposizione a un qualche nemico che le minaccia. Anche la crisi è un contenitore di numerose qualità, in questo caso negative, come il resistere, negare, presumere, giustificarsi, lamentarsi, tradire se stessi, tradire le aspettative degli altri, deludere se stessi e gli altri, scappare da se stessi, dagli altri o in definitiva dalla verità che la crisi tenta di far emergere. Se siamo in crisi dovremmo chiederci: che cosa la crisi tenta di rivelarmi, che cosa non comprendo di me, degli altri o della vita e invece dovrei comprendere? Che cosa non faccio e dovrei fare? Che cosa invece faccio e non dovrei fare?
Entrambe, la motivazione e la crisi, sono strumenti che portano, ognuno a modo suo, maggiore verità e consapevolezza di chi o cosa siamo, di chi o cosa sono gli altri e di cosa è realmente la vita.
Oggi ho scelto di addentrarmi nel tema della motivazione e ho ritenuto utile, se non indispensabile, inquadrare la motivazione in uno scenario più grande per comprendere bene il ruolo fondamentale che gioca nell’Intensivo e nella vita.
La motivazione è la ragione per cui agiamo in un certo modo, ma è anche qualcosa di più, perché ha la proprietà di attingere alla nostra dimensione interiore che trascende l’interpretazione logica e razionale delle questioni esistenziali. La motivazione ha radici più profonde, inconsce. Essa si manifesta come una curiosità interessata, cieca e immotivata, accompagnata da passione: in alcuni testi antichi, viene descritta con il termine sanscrito nada. Il termine si può tradurre come desiderio bruciante. Per qualche ragione qualcuno è attratto, senza saperne esattamente il perché, dalla conoscenza di sé e questa brama lo porta ad affrontare e sostenere le sue crisi, il suo ignoto, le sue paure, il suo Intensivo. La brama di conoscere se stessi, gli altri e la vita prevale e la forza centrifuga ha il sopravvento portando la persona a evolvere e trascendere i suoi limiti. Questo tipo di motivazione è un patrimonio che tutti possiedono perché è insito nel nostro DNA in modo latente, ma solo alcuni la attivano in modo completo e potente. Molto dipende dalle esperienze precoci e dalla posizione che i nostri stessi genitori hanno assunto rispetto a questo particolare elemento. In sintesi, le esperienze precoci originate dalla curiosità, dall’entusiasmo, dalla brama di conoscere, sono state positive? Vincenti? Oppure sopraffacenti, dei veri e propri fallimenti, fonte di dolore? Ognuno nel delicato e complicato processo di venire ad essere, eredita e matura un proprio rapporto con la motivazione. Come ogni macchina possiede un motore con un certo numero di cavalli, così ogni persona assume il potere del suo motore esistenziale.
La prima forma di motivazione, molto comune, che caratterizza la maggior parte dei principianti all’Intensivo è la sofferenza.
La caratteristica principale di questa motivazione consiste nell’essere originata proprio dal provare sofferenza, per esempio sentiamo di essere incompleti, soli, siamo incapaci di dare e ricevere amore, non siamo in relazione, ci sentiamo invisibili e privi di valore. Nessuno ci vede, nessuno ci comprende, nessuno ci accetta o ci ama quanto avremmo realmente bisogno. Siamo come uno specchio andato in frantumi e l’immagine di se stessi è priva di sostanza se non addirittura priva di senso, piena di modi di essere che tentano di riempire un vuoto che non può essere colmato. Senza aiuto non riusciamo a ricomporre un senso di sé andato in pezzi. Questa motivazione iniziale concepisce l’Intensivo e le Esperienze Dirette più come uno strumento per ottenere ciò che avremmo dovuto ricevere, ma non abbiamo ricevuto, piuttosto che un fine, fine a se stesso. La motivazione in questo caso non è quindi pura, bensì alterata sotto l’incantesimo di un inganno. Il fine dell’Intensivo è secondario e non primario. La persona non cerca di conoscere e affrontare la verità di se stessa, ma cerca ancora di sanare se stessa e usa l’Intensivo come una fantastica medicina per ricomporre la propria integrità andata in pezzi a causa di esperienze sopraffacenti nella vita. Questa fase dura il tempo necessario per attraversare i 4 quesiti fondamentali e il proprio falso nucleo con le Esperienze Dirette: chi sono io, la vita, l’altro essere umano, che cosa sono e i falsi nuclei adottati* (vedi “Nel labirinto della mente” Podresca Edizioni) .
Quando la persona sana se stessa attraverso questo particolare processo, si ritrova in una condizione di inedita integrità. Essa porta con sé anche una verità inattesa. Il partecipante scopre con disappunto che la sua motivazione, così come la conosceva prima scompare, il suo motore si spegne. Non è più mancante, non si sente più solo, non si sente più non amato, sa amare, sa entrare in relazione, si sente accettato e sa accettare… non deve più sanare se stesso perché è già sano. L’impianto che usava l’Intensivo per risanarsi, una volta raggiunto lo scopo, crolla e cessa di esistere. Ecco una crisi davvero importante che blocca non pochi studenti, che smettono di proseguire nel viaggio degli Intensivi. Molte storie e aneddoti sono dedicati a illustrare questo momento speciale della crescita della motivazione. Ricordo il mio momento in cui durante un Intensivo lungo di 14 giorni ottenni questo stato. Sentivo che avevo raggiunto lo scopo, che ero pieno, integro, sazio di equivalenza. Sentivo che non avevo bisogno di fare la tecnica, non avevo bisogno di altre diadi, neanche del Maestro dell’Intensivo e tantomeno di parlare. Tutto era pieno e compiuto nel mio Silenzio. L’ultimo samurai avrebbe detto: “Tutti i fiori sono perfetti”. Nel nono giorno dell’Intensivo ero pronto a fare le valige e ritornare a casa. Per correttezza andai dal maestro per informarlo delle mie intenzioni ed egli non cercò neanche di responsabilizzarmi a continuare per gli altri. Aveva visto esattamente dove ero arrivato e con molta benevolenza mi confermò che non c’era più la motivazione per restare. Mi chiese quindi di vedere se c’era allora una motivazione per andare: non la trovai. In questo perfetto equilibrio apparve una visione superiore, una motivazione naturale che non apparteneva più alla mia storia e alla mia persona. Una motivazione più profonda e impersonale quanto l’Essere stesso. Prima di ritornare in diade per continuare il mio Intensivo – e da allora ne ho fatti davvero tanti – il maestro, come era nel suo carattere, volle pungolarmi ancora, dicendo: “Vedrai… il meglio deve ancora arrivare… e viene da qui in avanti!” Che dire, aveva ragione!
La prima motivazione che spinge il motore dell’Intensivo è la sofferenza per la propria incompletezza. Manca qualcosa in noi e l’Intensivo sembra trovare, ogni volta, proprio il pezzo mancante grazie all’Esperienza Diretta e alla sua realizzazione.
La motivazione matura, che sopraggiunge quando questa sofferenza si estingue, si rivela come una brama sottile, potente e profonda della conoscenza diretta. Un amore sconfinato indicibile e inqualificabile per l’equivalenza. Una brama senza uguali che somma e supera la brama di ogni altra esperienza dei sensi, dei sentimenti e della mente. Un desiderio bruciante per essere in relazione senza separazione con tutti gli oggetti dei sensi. La motivazione perde gradualmente ogni connotato, confluisce nell’intenzione stessa e infine la motivazione, l’intenzione e l’essere appaiono essere la stessa cosa. Una forza potenziale pronta per muoversi in qualunque direzione, senza vincoli o limiti. Una libertà di essere indicibile.
La motivazione perciò è riconducibile all’intenzione e l’intenzione all’essere che nessuno origina. Il riflesso nella vita di questa motivazione diventa valore e orientamento esistenziale che guida e ordina il nostro comportamento.
Da questo si evince che non è possibile motivare una persona se non è essa stessa che origina le sue intenzioni. Solo se saprà alimentare le sue intenzioni potrà crescere nella sua motivazione. È corretto quindi motivare una persona a patto che questo contempli l’aiuto affinché lei possa originare le sue intenzioni. Grazie al pieno rispetto dell’individuo consapevole si instaura così un alto livello di etica, si cresce con la libertà di scelta e la conseguente assunzione di responsabilità, si sviluppano relazioni ricche di gratitudine e vero piacere di essere insieme.

 

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