Silvano Brunelli

Direttore per la ricerca del Centro Studi Podresca,
ricercatore, docente e formatore nei master per l’abilitazione alla docenza. 
Cofondatore di Scienze delle abilità umane, innovazione per la persona e la società, un sistema inedito di ricerca e formazione.

L’APPARTENENZA COME STRUMENTO DI CRESCITA

Un’area di studio urgente e storicamente strategica di cui divenire maggiormente consapevoli è l’appartenenza. Essa rappresenta un effetto emergente, ovvero la conseguenza di una somma di esperienze attuali. Come è nello stile della Scuola di Podresca, trasformeremo in modo pragmatico e utile l’appartenenza in un inedito strumento di crescita. Come ogni effetto emergente capace di sommare molte abilità, l’esperienza dell’appartenenza ha un peso notevole, oserei dire determinante nel definire lo stile e la qualità della vita.

L’appartenenza, qualunque essa sia, è di fatto la matita con cui un individuo scrive la propria storia esistenziale. Dopo il riconoscimento e il valore che diamo alla singolarità, l’appartenenza è il secondo riconoscimento più importante che noi come individualità consapevoli possiamo assegnare agli altri, a noi stessi e alla realtà circostante.

L’appartenenza non è un sentimento e non è nemmeno un atteggiamento, benché entrambi possano essere parte dell’esperienza. L’appartenenza è un’evoluzione della propria identità fondamentale, “chi” e “cosa” sono che nascono dall’esperienza di contatto con “chi” e “cosa” sono gli altri. Come ogni identità che viene assunta è un vestito che sia copre sia definisce una persona, l’appartenenza è un’identità che conferisce qualità all’individualità consapevole, che per sua natura rimane in sostanza indicibile e indefinibile. Conferisce anche una forma, una funzione e delinea il comportamento.

L’appartenenza assomiglia alla giacca che la persona mette sopra la camicia. Se la camicia è chi e cosa sento e penso di essere, la mia giacca è chi e cosa sento e penso di essere assieme agli altri.

L’appartenenza perciò ha il duplice effetto di auto-definirmi e di mettere in condizione gli altri (sia quelli che si riconoscono nella mia stessa appartenenza che quelli che si riconoscono con un’appartenenza diversa) di definirmi e quindi di essere simile o diverso, di essere insieme o separati, di sommarsi e condividere uno scopo e delle risorse, oppure dividersi e competere per le risorse e per la vittoria di uno scopo o di un altro.  

L’appartenenza riconosce, afferma e comunica in modo inequivocabile a che cosa io ho scelto di dare la vittoria.

Apparendo insieme a un gruppo si definisce il nostro legame preferenziale, la nostra lealtà e il nostro diretto contributo con l’intenzione che questa somma raggiunga la vittoria.

L’appartenenza è una forma di identificazione e come tale segna la direzione e l’espressione delle persone; è una forma di aggregazione che ordina e appaga un bisogno di socialità. Ci sono innumerevoli forme e tipi di appartenenza, probabilmente tanti quanti sono i modelli di giacche invernali in circolazione.

L’appartenenza può essere sia concreta che astratta. Si può sentire di appartenere a un luogo, a una situazione, a una o più persone, a un’idea, a un valore o a un sentimento. Come le giacche, anche le appartenenze che indossiamo possono essere più comuni e alla moda, diremo molto popolari e quindi molto numerose e altre meno, e altre ancora molto rare, esclusive, di nicchia per una ristretta cerchia di persone con gusti particolari.

Da un punto di vista della crescita sono importanti la forma e il tipo di appartenenza, ma è anche determinante l’abilità di essere parte di un gruppo.

Serve maturare la capacità di “indossare” una “giacca” sulla “camicia” perché è questo che fa una reale differenza evolutiva: sono una singolarità impegnata in una sopravvivenza egoistica oppure sono un essere sociale impegnato a collaborare con gli altri per una sopravvivenza collettiva?

Infatti, non è scontato saper e voler indossare la giacca sulla propria bellissima camicia. Per molti, l’orizzonte esistenziale si esaurisce in se stessi: la singolarità della propria persona.

La percezione di se stessi è elementare, basica, fondata sui propri bisogni, centrata sui propri punti di vista, immedesimata nelle proprie credenze e nei propri sentimenti, identificata con la propria visione e interpretazione della vita.

In questo caso non sussiste nessun tipo di appartenenza matura, ma solo di un seme della stessa, con il potenziale di germogliare se incontra le condizioni propizie.

Pur essendoci delle interazioni manca il senso di appartenenza.

Le persone in questo caso fanno delle cose insieme perché sono costrette o per convenienza: per soddisfare degli interessi, per evitare delle responsabilità o perché ciò che devono affrontare è più grande delle loro possibilità.

Ogni forma di aggregazione di questo tipo è utilitaristica e non va confusa con la vera appartenenza che è strutturata in modo diverso e si basa sul trascendere il proprio egoismo.

Tutti noi siamo parte di più gruppi e sviluppiamo un nostro peculiare modo di interagire al loro interno.

Una modalità di vivere il gruppo è l’abitudine.

Ci si abitua a stare in un luogo, con delle persone e a fare delle attività: le interazioni che accadono vengono considerate normali.

Esiste un connotato particolare che contraddistingue questa forma di coabitazione: l’attaccamento.

L’attaccamento si sviluppa con ciò con cui siamo stati a lungo in contatto fino a percepirlo prima come noto e poi come elemento proprio, come un nostro possesso. Possiamo riconoscere le radici di questa proprietà: ne siamo naturalmente dotati in quanto mammiferi e primati perché abbiamo sviluppato la territorialità e la difesa della prole. In questa esperienza una persona è fedele e si lega a chi le promette di soddisfare il suo interesse, il suo bisogno e la sua sopravvivenza.

Questa prima e semplice forma di appartenenza presenta due modalità; possiamo notare delle somiglianze con la suddivisione dei ruoli tra le formiche operaie e quelle guerriere, le une volte a nutrire la colonia, le altre impegnate a combattere i nemici. La prima modalità è centrata sulla difesa della propria appartenenza, mentre la seconda consiste nell’attaccare un gruppo diverso dal proprio.

Questo tipo di appartenenza produce degli effetti specifici: polarizza l’informazione e tribalizza le comunità, creando il fenomeno del campanilismo. Mentre crescono varie forme di attaccamento, allo stesso tempo all’interno del gruppo avviene una frammentazione, una faziosità e una frantumazione della rete di relazioni: una contrada contro un’altra contrada, una famiglia contro un’altra famiglia, una persona contro un’altra.

Osserviamo perciò due forze contrapposte: un eccessivo attaccamento e una frammentazione. Di conseguenza il gruppo ha problemi al suo interno a causa della frammentazione e al suo esterno a causa dell’eccessivo attaccamento che diventa rigidità e scontro con quello che è diverso. Questa dinamica viene percepita come appartenenza a una contrada, a un paese, a un partito… ma non lo è, ne ha solo la parvenza. In questo contesto i pensieri e le azioni sono dettati dalla competizione, dalla spinta a sopraffare un altro che compete per il medesimo obiettivo o per appropriarsi delle stesse risorse.

In questa forma di competizione si lotta per avere ragione, per arrivare primi, per avere successo prima e di più dell’altro: la vittoria non è altro che la sconfitta di un nemico. L’antagonista è un nemico da abbattere, perciò è legittimo essere lesivi e il fine giustifica il mezzo. La conclusione è che si usa l’assunzione di un’appartenenza solo come strumento per competere.

Oggi possiamo progredire oltre, possiamo andare avanti e concepire un’appartenenza matura, leale e basata sulle abilità di relazione.

L’appartenenza matura non prevede la figura di un nemico, bensì si fonda su una concezione complessa che possiamo esprimere in questo modo: io appartengo al mio gruppo di appartenenza e il mio gruppo interagisce e collabora con altri gruppi. Grazie a questa visione e maturità umana non è necessario entrare in conflitto con quello che è diverso, e non appare l’impulso a usare l’altro per uno scopo nascosto.

Quando l’individualità consapevole progredisce a sufficienza sino a sperimentare esperienze di equivalenza, che si sommano alle esperienze di differenza, tipiche dei processi cognitivi del corpo e della mente, ecco apparire sulla scena evolutiva un nuovo tipo di appartenenza.

Questa è un’appartenenza originata dalla consapevolezza e basata sulle abilità umane: l’individuo è capace di considerare gli altri, è motivato a collegarsi autenticamente con loro, sa collaborare per edificare una realtà comune e condivisa.

L’appartenenza assume la sua forma completa solo quando una maggiore consapevolezza porta al riconoscimento dell’altro come individuo consapevole ed equivalente.  

Pur considerando le differenze nella personalità e nella fisicità, si riconosce anche l’equivalenza: ognuno ha valore, non è superiore né inferiore ad altri.  

Questo passaggio è cruciale perché si diviene capaci di appartenere a un gruppo insieme a persone con idee, desideri e sentimenti diversi dai propri. Così diviene possibile andare oltre all’orizzonte del proprio ego e stare veramente con gli altri, mantenendo l’integrità della propria singolarità.

La vera appartenenza rende possibile per ogni individuo partecipare a qualcosa di molto più grande di tutto quello che avrebbe potuto concepire da solo; rende possibile realizzarlo e quindi possederlo.

Vivere la dimensione del gruppo con tutte le abilità di relazione necessarie rende tutte le esperienze positive dal punto di vista umano perché c’è il riconoscimento di ogni singolo individuo e del suo valore, ci sono gli strumenti per gestire in modo leale le diverse situazioni e necessità. Tale condizione è attualmente rara, ma ci auguro di realizzarla presto.

Condividere esperienze in un gruppo di appartenenza è stato in passato, ed è tutt’oggi, un’area spesso ambigua e densa di trappole nascoste, tanto da essere prevenuti e non disponibili nei confronti degli altri. Anche nel regno animale ci sono molti esempi di animali che sfruttano la dimensione del gruppo per ottenere vantaggi a scapito degli altri. Ci sono uccelli che lasciano le proprie uova nei nidi di altri che, inconsapevoli, si prendono cura di una prole non loro. Il lupo per avvicinarsi al gregge senza essere notato si strofina sui resti di qualche pecora morta per non essere riconosciuto dall’odore e avere un vantaggio nell’attacco.

Nella storia dell’umanità ci sono, purtroppo, molti esempi di slealtà in cui una persona ha sfruttato la collettività, oppure un gruppo ha sfruttato un individuo. Molte persone sono state arruolate per combattere una guerra che non apparteneva loro.

Una parte della leadership moderna è fondata sulla capacità di convincere qualcuno di qualcosa. Possiamo notare che alcuni sono sleali in modo intenzionale: sono ben consci del fatto di manipolare e di usare gli altri che cadono nella loro trappola e pagano un alto prezzo per non essere stati abbastanza informati e consapevoli. Di questa leadership si dice che è così persistente da riuscire a “vendere un frigorifero a un pinguino”.

Altri leader agiscono in buona fede, sono convinti che un pinguino debba avere assolutamente un frigorifero e quindi credono che le loro azioni siano utili e nobili, che contribuiscano al bene del sistema.

Altri ancora osservano che cosa fanno gli altri e concludono semplicemente: “È così che si fa!”. Non si pongono molte domande, non approfondiscono, si adattano al contesto e vivono emulando ciò che li circonda.

A causa della mancanza di consapevolezza e di tutte le abilità di relazione necessarie si afferma un modello di appartenenza incompleto o apparente. Dato che un grande numero di persone adotta questo modello, ciò appare normale e inevitabile. In realtà questo modello rappresenta un vero e proprio limite evolutivo che impedisce alla società di far emergere una forma di appartenenza più collaborativa e matura.

Il senso di appartenenza nell’attuale momento storico si trova in una fase di passaggio e rappresenta un fattore decisivo. Come, quanto e perché le persone sentono e sentiranno l’appartenenza inciderà sulle decisioni, sui comportamenti, sui risultati e sulla qualità della vita di tutti noi.

Immaginiamo un torrente di montagna che scorre verso il mare e nel suo tragitto incontra una depressione nel terreno. Il suo viaggio si ferma in apparenza perché l’acqua inizia a riempire questa depressione trasformandola, prima o poi, in un laghetto. Arriverà il momento in cui l’acqua tracimerà e troverà la strada per proseguire nel suo percorso, ma accadrà anche qualcosa di più. Il nostro torrente incontrerà altri corsi d’acqua e diventerà insieme a loro un fiume possente.

Una situazione simile viene sperimentata dalle persone che hanno bisogno di chiarire, risolvere e conquistare qualcosa dentro di sé prima di potersi sommare veramente agli altri. Sono come torrenti di montagna che prima devono riempire il proprio lago personale per poter poi unire le proprie risorse in un progetto comune.

Verrà il momento in cui il laghetto tracimerà. Verrà il momento in cui confluirà in un immenso corso d’acqua in cui molti rigagnoli, con storie diverse, si sommeranno per scoprire la grandezza dell’essere insieme.

Infine, arriverà il momento in cui il fiume, come tutti i fiumi fanno da sempre, si riverserà nel mare scoprendo un’appartenenza che cancella ogni differenza. Osservando l’oceano non vediamo più il Nilo, il Gange, il Tigri, il fiume Giallo, il Rio delle Amazzoni o il Colorado, vediamo solo l’appartenenza finale che somma e contiene tutte le nostre differenze storiche e geografiche: l’Umanità.

Prevedo che l’umanità non vedrà in tempi brevi il mare, e tanto meno l’oceano, ma ho buone speranze e lavoro duramente affinché siano molti i laghetti a tracimare e a correre avanti per confluire nel grande fiume di un’appartenenza matura.

Voi mi direte: “Diamoci da fare! Da dove cominciamo?”

Ogni persona, come il torrente, ha bisogno di colmare la propria depressione interiore e riempire il lago prima di poter procedere avanti, ha bisogno di sentirsi integra e completa. La persona ha bisogno di conoscere se stessa e avere una propria forte identità prima di sommarsi agli altri.

L’azione più esatta ed efficace è quella di avere esperienze di equivalenza, Esperienze Dirette della propria natura essenziale, divenire maggiormente consapevoli di se stessi.

Solo l’afflusso di Esperienze di Equivalenza riempie quel laghetto interiore, colma le inquietudini e il senso d’incompletezza che ci limitano e ci confinano in forme di appartenenza infantili e immature.

Solo una maggiore consapevolezza farà una reale differenza nel superare questo limite evolutivo. Farlo in prima persona è il primo passo indispensabile, ma non basta. Mettere in grado anche gli altri di poterlo fare è il secondo passo indispensabile.

Abitare la dimensione della nostra collettività con un’appartenenza immatura diventa un peso: la convivenza diventa eccessivamente densa di competizioni lesive e di conflitti, le nostre abitudini pesano sul nostro ambiente, sul nostro habitat, sul clima che stiamo alterando, pesano sugli altri esseri viventi che sfruttiamo oltre misura. Questo peso ha grandi implicazioni: ci fa pagare un alto prezzo con l’abbassamento della qualità della vita e un prezzo ancora più grande spetta alle generazioni future.  

Una persona da sola non può sostenere le dinamiche sleali e conflittuali dalle quali si viene sommersi e fagocitati. Una persona da sola non può cambiare la realtà.

Solo una nuova e completa forma di appartenenza assunta da molti potrà portare i cambiamenti positivi di cui abbiamo urgente bisogno.  

Vi porgo l’invito ad avviare cambiamenti positivi, in modo concreto e immediato. Vi propongo di usare gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione, di agire per crescere come persona e originare una vera appartenenza ai vari gruppi di cui siete parte.

Le azioni concrete sono:

  • iscriviti al prossimo Intensivo sull’Essere Consapevole;
  • sostieni una persona a partecipare al prossimo Intensivo sull’Essere Consapevole.

L’Intensivo è uno dei migliori strumenti oggi disponibili per crescere come persona, per migliorare le relazioni con gli altri e conquistare un’autentica appartenenza. Questi vissuti umani oggi ricevono poca considerazione e poche risorse vengono investite per questo scopo, invece sono fattori prioritari: proprio dalla consapevolezza di sé, dal sapere chi siamo e cosa vogliamo, prende forma la qualità della vita. Proprio dalla maturità umana nascono relazioni collaborative e diventa possibile superare le sfide dell’attuale momento storico.

Abbiamo la necessità di progredire come persone e come società. Abbiamo un grande bisogno di relazioni di alta qualità e di scoprire l’equivalenza: sentire il valore di ogni individuo, essere liberi dal senso di superiorità e di inferiorità. Solo così potremmo sommarci veramente e collaborare.

Nella vita personale e sociale sono attivi numerosi processi: ricerchiamo nuovi dati e conoscenze, comunichiamo di più, sviluppiamo la nostra intelligenza, sentiamo il bisogno di essere liberi e di poter scegliere.

Il confronto reciproco è spesso costruttivo e permette alle persone di esprimersi e talvolta anche originare scoperte che migliorano la qualità della vita. Il confronto a volte diventa doloroso perché è difficile sostenere le diseguaglianze e manca l’approccio corretto per affrontarle.

Quando le diseguaglianze non vengono affrontate correttamente, non vengono sostenute umanamente, scatenano giudizi e sentimenti negativi sino a sfociare nell’indignazione e nella ribellione.

La ribellione è mossa da due forze fondamentali della natura umana: il bisogno di libertà e di giustizia. Nessuno rimane indifferente di fronte alla schiavitù e all’ingiustizia, propria o altrui. Queste forze innate sono insopprimibili, dopo un lungo percorso storico di tentativi ed errori, stiamo imparando la lezione. Per vivere bene nella dimensione personale, famigliare e sociale abbiamo bisogno di libertà di scelta e di un contesto che riconosciamo come giusto.

Portando l’attenzione alla storia dell’umanità notiamo che per rispondere alle diverse esigenze è stata usata la strategia del conflitto: colpire qualcuno per risolvere il problema. Questo meccanismo si è ripetuto innumerevoli volte provocando grandi sofferenze e rivelando la sua inefficacia. Gradualmente è stato ridotto e abbandonato a favore della strategia della comunicazione: spiegare la situazione alle persone per risolvere il problema. Invece di vincere e schiacciare le persone, è stata adottata la strategia di convincerle.

Man mano che le persone cambiano la visione del mondo, modificano di conseguenza il loro comportamento. Senza dubbio la direzione in cui stiamo progredendo è verso una maggiore conoscenza, un’intelligenza più raffinata e migliori relazioni tra le persone.

L’intelligenza ha un costo e un premio.  

Nel momento in cui l’essere umano progredisce e la sua intelligenza evolve, i modelli precedenti di pensiero, di comportamento e di appartenenza vengono superati. Lo stesso processo accade in tutti gli ambiti, per esempio l’invenzione del trattore ha messo in disuso l’aratro. L’intelligenza comporta l’abbandono dei modelli superati, e in alcuni casi questo viene visto come un costo, come una perdita. Ci sono trasformazioni che vengono vissute in modo naturale e sereno, mentre altre scatenano ribellioni e conflitti.

Il premio che l’intelligenza dona è una maggiore libertà individuale e una migliore qualità della vita. L’intelligenza è la forza che opera una trasformazione evolutiva dell’identità personale che risulta più in sintonia con la nuova idea di libertà emersa.

L’intelligenza opera una crescita dentro al mare della differenza. Ciascun individuo è portatore di un alto numero di caratteristiche, in parte uguali e in parte diverse dagli altri. In questo mare immenso di dati e di variabili noi abbiamo un bisogno: abbandonare quelle forme di appartenenza che non ci esprimono più e non sono adeguate a vivere bene la nostra vita e adottare una nuova forma, più matura e completa, di appartenere alla famiglia, alla società e all’umanità.

La differenza che è presente tra le persone è stata sin dagli albori della civiltà un tema centrale per l’essere umano: hanno giocato un ruolo le differenze fisiche – chi è più forte e chi più debole, hanno influito le caratteristiche economiche – chi possiede di più e chi di meno, sono state decisive le qualità mentali – chi sa di più e chi di meno, sono state sofferte le differenze di ruolo e di potere – chi può di più e chi di meno. Queste sono ovviamente soltanto alcune differenze, ma ovviamente ne esistono molte altre. Tutte queste differenze hanno reso difficile la grande avventura del vivere insieme.

Una strategia che è stata adottata in passato è stata l’uguaglianza, che è il tentativo di essere uguali, o almeno avere gli stessi diritti.

La logica alla base di questa strategia è stata la seguente: dato che le differenze sono la causa che provoca i problemi, sradichiamo la causa e tentiamo di essere tutti uguali. Questo tentativo storico ha prodotto alcuni effetti positivi ma non ha risolto il problema alla radice perché esso non è risolvibile con una logica mentale.

L’intelligenza della logica deduttiva ha cercato di risolvere la differenza, ma essa non può essere risolta dall’intelligenza perché la differenza è una qualità strutturale dell’essere umano. Non possiamo eliminare la differenza fisica dei corpi, la differenza delle menti, dei caratteri e delle storie di vita. Tutte queste specificità esistono e rimangono perché la dimensione della realtà fisica è fondata sulla differenza.

Tentare di instaurare l’uguaglianza dentro a qualcosa che è fondato sulla differenza è un obiettivo irrealizzabile e provoca un problema irrisolvibile.

Il ragionamento logico non può risolvere l’enigma della diversità umana, il suo raggio di azione può realizzare solo idee di libertà con scadenza che saranno sostituite da altre idee di libertà più promettenti.

La risoluzione delle differenze umane risiede nella consapevolezza, e più esattamente nel divenire maggiormente consapevoli. Ogni essere umano è consapevole ma questa sua dote ha bisogno di crescere e svilupparsi.

Quando l’individuo diviene maggiormente consapevole scopre il valore: il vero valore di se stesso, della vita e degli altri. Percepire in modo intenso il valore è un’esperienza fondante che porta immediatamente il dono dell’equivalenza e fa scomparire il senso di superiorità e di inferiorità. Questo è un primo rimedio alle differenze perché ogni persona può sentire il proprio pieno valore e apprezzare il valore dagli altri indipendentemente dagli elementi che ha in più o in meno.

Divenire maggiormente consapevoli attraverso le Esperienze Dirette porta una naturale e piena accettazione della realtà e uno stato di pace. Insegna ad accettare e apprezzare tutto quello che ci circonda. Sentirsi in pace è un vissuto importante perché dona una visione saggia sulla vita che trascende le differenze.

La persona è saggia non perché è libera, ma perché è in pace.

La persona è in pace, non perché è intelligente, ma perché sperimenta gli altri e la vita in modo equivalente.

Le differenze che sono presenti nelle persone e nella vita ora possono essere comprese, accettate e rispettante perché non sono più fonte di disagio, di dolore o di conflitto. Le differenze diventano una naturale caratteristica dell’esistenza con cui interagire, come interagiamo con la diversità delle piante, degli animali, delle rocce e del clima.

Essere più o meno forti, intelligenti, ricchi o potenti non è più un problema perché l’individuo ha conquistato il suo traguardo personale: essere se stesso.

Da una condizione di maggiore consapevolezza nasce anche un nuovo rapporto con le differenze che ora possono essere conosciute, comprese, accettate e rispettate. Il confronto con le differenze porta in alcuni casi a confermare la realtà presente senza modificare nulla, porta a scegliere di attivare un miglioramento oppure ad avviare una conclusione. Il confronto con le differenze diventa così un momento di verifica personale e opportunità di miglioramento. Non esiste alcun motivo per soffrire a causa delle differenze o combatterle.

Divenire maggiormente consapevoli è un’esperienza di equivalenza, ciò significa che l’oggetto della nostra esperienza, qualunque esso sia, per quanto si palesi in una forma differente da noi stessi, si rivela essere della nostra stessa sostanza. La consapevolezza sprigiona anche il senso del valore che è presente in modo equivalente, è presente in noi stessi e nella realtà che percepiamo, senza alcuna differenza.

Ogni individuo ha tutto il suo pieno valore. Non vale di più né di meno di ogni altra persona. La consapevolezza dell’equivalenza del valore risolve il problema delle differenze umane. Solo questa maturità personale permette di sperimentare un’appartenenza matura e completa in cui si è veramente pronti a collaborare per un fine comune.

Quando l’esperienza del divenire maggiormente consapevoli si somma all’intelligenza, la persona scopre il proprio posto nel mondo, si sente libera ed è fiera della sua appartenenza. Non si sente limitata, incompresa, alienata ma nemmeno indifferente, obbligata o costretta ad appartenere a un gruppo. Sperimenta la libertà di essere se stessa e il piacere di appartenere a un gruppo.

Ogni individuo ha bisogno di sentirsi libero e allo stesso tempo ha bisogno di appartenere ad alcuni gruppi di appartenenza scelti. Ha bisogno della massima efficacia della logica mentale unita al senso di valore ed equivalenza. Siamo alla perenne ricerca di una pace interiore che porti tutto dentro a uno stesso valore infinito.

Da giovani e nella fase matura della vita dovremmo essere, soprattutto e innanzitutto, intelligenti e mettere la saggezza e la ricerca della pace in secondo piano. Dovremmo impegnarci per creare uno stile di vita adatto a noi in cui ci sentiamo liberi e valorizzati. Dovremmo cercare forme di appartenenza capaci di portare una libertà maggiore.

Nella terza età cerchiamo la saggezza e la pace in primo luogo perché abbiamo sperimentato abbastanza la libertà e abbiamo scoperto anche i suoi limiti. La libertà è un vissuto elaborato dal singolo individuo, è senza subbio un bisogno essenziale ma non è tutto. Nella terza età andiamo alla ricerca di una nuova consapevolezza che capace di donare un senso di appartenenza più ampio, universale. Invece dell’intelligenza delle differenze, cerchiamo la pace dell’equivalenza. Non è una cosa semplice e tantomeno facile da fare, ma la nostra spinta a progredire ci invita in questa direzione.

Eppure, è possibile andare oltre le infinite apparenze personali che si trovano sulla scala dell’intelligenza e penetrare fino a confondersi con il mare di un’appartenenza collettiva che tutto comprende in un valore universale. Nella terza età questo è un grande progetto di vita da intraprendere.

Per realizzare un’appartenenza in cui lavorare insieme e collaborare per una libertà comune e condivisa che non usi e non abusi di nessuno, lo strumento migliore è l’Intensivo sull’Essere Consapevole. Ti invito a usarlo, a diventare un innovatore e conquistare la qualità di vita di cui hai bisogno.

Per scoprire una saggezza e una pace interiore capaci di riconoscere l’Umanità come la nostra dimora definitiva, lo strumento migliore è l’Intensivo sull’Essere Consapevole. Ti invito a usarlo e diventare con la tua storia di vita e con l’eredità che lascerai alle nuove generazioni un innovatore nella dimensione dell’umanità.

Voglio lasciarvi con le parole del mio mentore, un dono che porto sempre con me: “Non dimenticare mai che esiste una sola casa, il nostro pianeta e una sola famiglia: l’Umanità. Ti appartengono, sono tue, proteggi la tua casa e difendi la tua famiglia.” Ci sono tanti modi per farlo e ognuno ovviamente deve trovare il suo. Trovandolo trova il senso e il valore per cui spendersi nella vita. Il mio valore è quello di portarti all’Intensivo sull’Essere Consapevole e insegnarti a conoscere la realtà in modo diretto, senza processi, scoprire la stupefacente e totalizzante bellezza dell’Equivalenza.